
L’incontro è stato arricchito dalla proiezione di una video presentazione, creata dall’Architetto stesso, in cui i capolavori di Mondrian, Mirò e Calder, apparivano perfettamente ed armoniosamente inseriti nel contesto di Arca con un sapiente uso di prospettiva, luci e colori.
Come ha spiegato Pino Dell’Aquila “Arca come laboratorio, una sorta di studiolo, dove viene naturale concentrarsi sulle opere esposte, perché qui è possibile cogliere, attraverso punti di vista ben precisi, fili e collegamenti predisposti. Ho inteso l’allestimento come oggetto, come paesaggio da studiare e misurare, per proporre possibili geografie attraverso lo sguardo”.